Note 236 — CAPITOLO CLVIII. Scienze morali e filosofiche. Economia. Storia.
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Il famoso Scioppio il supplizio del Bruno raccontò in lettere ad un altro Luterano. Comincia: — Ti do la mia parola che niun Luterano o Calvinista è qui punito di morte, nè tampoco sta in pericolo, seppur non sia recidivo o scandaloso. È mente di sua santità, che ogni Luterano viaggi liberamente, e vi ottenga benevolenza e cortesia. Nel mese passato fu qui un Sassone, ch’era vissuto un anno con Beza, e fu umanissimamente accolto dal cardinale Baronio confessore del papa, e assicurato, purchè non desse scandalo». Segue narrando il processo e la condanna del Bruno, credendolo meritevole come ateo, e apostolo di dottrine assurde. Eppure si dubita se veramente sia stato arso. Vedasi Domenico Berti.
Il Botta si sbriga di quest’insigne Italiano colla frase seguente: — Non fermerommi a parlare del Bruno, perchè avendo insegnato che i soli Ebrei erano i discendenti di Adamo (?), che Mosè era un impostore ed un mago, che le sacre Scritture sentivano del favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori di queste, fu arso a Roma al modo di Roma nel 1600: rimedio abominevole contro opinioni pazze». Lib. XV.
Queste parole egli copia letteralmente dal Giannone, l. XXXIV. c. 8, che copia il Capasso e il Parrino, e dice: «Discreditarono l’onorata impresa (di innovar la filosofia) due frati domenicani, li quali non tenendo nè legge nè misura, e oltrepassando le giuste mete, siccome maggiormente accreditarono gli errori delle scuole, così posero in discredito coloro che volevano allontanarsene ecc.».