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Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15)

Note 275 — CAPITOLO CLVIII. Scienze morali e filosofiche. Economia. Storia.

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Ecco però una prova del quanto fosse bambina la filologia. Sulla chiesa di San Giorgio in Palazzo a Milano stava un’iscrizione, e non sapendosi leggere dai nostri, fu da Gianpietro Puricelli mandata a Luca Olstenio a Roma per mezzo di Leone Allacci, dubitando fosse armena o russa o schiavona o gotica, «lingue che han caratteri simili al greco». Egli s’accorse ch’era latina con lettere greche affatto rozze (Lettera 2 agosto 1647, nel Catalogo del Crevenna). Un altro dotto milanese, il Castiglioni, asseriva che a San Vincenzo in Prato v’era stato un tempio di Giove, perchè vi fu trovata una lapide che diceva DIO VI ET PROBO V. L’Olstenio senza più asserì che doveva essere un frammento, da compirsi così: arcaDIO . VI . ET . PROBO . V... coss. cioè essendo consoli Arcadio per la sesta volta, Probo per la quinta.

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