Note 234 — CAPITOLO CLVIII. Scienze morali e filosofiche. Economia. Storia.
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Che tutte le cose vivano egli vuol dimostrare in un dialogo che accorciamo.
Teofilo. L’opinione comune non è sempre la più vera. Ma non basta, perchè una cosa sia vera, che si possa sostenerla; bisogna anche dimostrarla. E ciò non mi sarà difficile. Non vi furono filosofi che dissero il mondo esser animato? Perchè dunque non diranno quei saggi che anche tutte le parti del mondo sono animate?
Diosono. Lo dicono di fatto, ma lo dicono di cose principali e di quelle che sono vere parti del mondo, ciascuna delle quali contiene l’anima intiera; perocchè l’anima degli animali che noi conosciamo è tutta intiera in ciascuna parte del loro corpo.
Teofilo. Che cosa è dunque ciò che voi credete non essere realmente parte del mondo?
Diosono. Quelle cose che non sono primi corpi, come dicono i Peripatetici; la terra con le acque e le altre parti che, secondo voi, costituiscono l’intero animale, la luna, il sole e gli altri corpi: oltr’a ciò, io chiamo animali principali quelli che non sono parti primiere dell’universo e che dicesi avere chi un’anima vegetativa, chi una sensitiva, e alcuni anche una ragionevole.
Teofilo. Ma se l’anima, appunto perchè è nel tutto, si trova altresì nelle parti, perchè non volete ch’ella parimenti esista nelle parti delle parti?
Diosono. Acconsento, ma solo nelle parti delle cose animate.
Teofilo. Quali sono le cose non animate o che non fanno parte di cose animate?
Diosono. Forse non ne abbiamo assai sotto gli occhi? Tutte quelle che non hanno vita.
Teofilo. E quali sono le cose che non hanno vita, o almeno un principio vitale?
Diosono. Insomma volete voi che ogni cosa abbia un’anima ed un principio vitale?
Teofilo. Ciò appunto pretendo.
Polinio. Dunque un corpo morto ha un’anima? dunque le mie maniche, le mie pianelle, gli stivali, gli speroni, l’anello, le forme delle mie scarpe saranno animate? la mia zimarra, il mio tabarro animati?
Teofilo. Io dico che la tavola come tavola non è animata, nè l’abito come l’abito, nè il cuojo come cuojo, nè come bicchiere il bicchiere; ma che, come cose naturali e composte, hanno in sè la materia e la forma: per piccola e grama che sia una cosa, essa contiene una parte della sostanza spirituale, la quale, ove il soggetto si trovi disposto, si estende in modo da diventare una pianta o un animale, e riceve le membra d’un corpo qualunque di quelli che comunemente si chiamano animati: perchè l’anima si trova in tutte le cose, e non v’ha il menomo corpuscolo che non ne contenga la sua porzione.
Polinio. Ergo quiquid est, animal est.
Teofilo. Non tutte le cose che hanno un’anima, si chiamano animate.
Diosono. Dunque tutte le cose hanno per lo meno una vita?
Teofilo. Accordo che hanno l’anima in sè, hanno la vita quanto alla sostanza, e non quanto all’atto ammesso dei Peripatetici e da tutti coloro che definiscono la vita e l’anima in una maniera troppo grossolana. L’opinione di Anassagora, che ogni cosa è in ogni cosa, perchè lo spirito o anima o forma universale trovandosi in tutte le cose, ogni cosa può da ogni cosa prodursi, non solo è verisimile ma vera, perchè codesto spirito esiste in tutte le cose, le quali se non sono animali, sono però animate; se non sono secondo l’atto sensibile di animalità e di vita, sono però secondo un principio ed un atto primo qualunque d’animalità e di vita.