Note 187 — CAPITOLO CLVII. Letteratura.
Reading edition
Ancor più pedestre imitatore del Sogno di Scipione mostrasi nella canzone in morte d’Ercole Gonzaga, dov’egli contemporaneo di Galileo e posteriore d’un Secolo a Colombo e a Vasco, canta:
Vedi come la terra in cinque cerchi Distinta giace, e che ne son due sempre Per algente pruina orridi e inculti; Deserto è il terzo ancora, e che si stempri Pare, e si sfaccia negli ardor soverchi; Restan sol quelli frequentati e culti, Ma sono all’un dell’altro i fatti occulti. Quante interposte in loro e vaste e nude Solitudini scorgi, e ’n ogni parte Quasi macchie cosparte, Lor come isole il mare intorno chiude; E quel che ’n voce e ’n carte È Ocean chiamato, ed ampio e magno, Che ti sembra or, se non un piccol stagno?
Il concilio dei diavoli è tolto dalla Cristiade del Vida.