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Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15)

Note 212 — CAPITOLO CLVII. Letteratura.

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Nell’Istruzione a monsignor Pignatelli nunzio apostolico presso Leopoldo I, che forma parte dei Secreti di Stato dei principi d’Europa (Colonia 1676), si legge: — La buona memoria del defunto imperatore (Ferdinando III), curioso dell’idioma italiano, aveva in modo introdotta nella Corte cesarea la nostra lingua, che quasi non si parlava di continuo con altra, onde i cavalieri a gara procuravano di viaggiare in Roma per rendersi possessori di questa. Vostra signoria procurerà quanto sarà possibile non solo di conservare tale uso, ma ancora di dilatarlo, obbligando con termini gentili sua maestà a frequentare le prediche italiane, procurando a questo fine che si predichi in alcune chiese, e che vi sia nella Corte un predicatore de’ più valorosi, che possa predicare in certi giorni più comodi a Cesare; ed è certo che da ciò se ne cava grande profitto, investendosi i Tedeschi pian piano d’una inclinazione verso la nostra nazione».

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