Note 175 — CAPITOLO CLVI. Belle arti.
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Carlo Maderno cinse la confessione col gran balaustro, a cui sono affisse centododici lampade di bronzo dorato. Carlo Fontana luganese (1634-1714) allievo del Bernini, e che, se meno scorretto, avrebbe avuto campo a segnalarsi nelle grandiose commissioni, quali San Michele a Ripa, i granaj a Termini, la cupola del duomo di Montefiascone, il modello di quel di Fulda, ebbe incarico da Innocenzo XI di stendere la descrizione della basilica Vaticana. Calcola egli che fino al 1694 vi si fossero spesi quarantasei milioni ottocencinquantamila scudi romani, non computando i modelli, gli edifizj demoliti, un campanile del Bernini, costato centomila scudi ad alzarlo e dodicimila ad abbatterlo; nè le pitture, gli arredi, le macchine: nell’altar maggiore andarono ventidue milioni, cinquecentomila chilogrammi di bronzo, tolto alla copertura del Panteon, e cinquecentrentacinquemila scudi in operaj; centosettemila costò la cattedra. Il Maderno consigliava d’abbattere le case fin al Tevere, tirando fin a San Giacomo Scosciacavalli due portici, finiti con un arco trionfale, e preparare strade nel contorno: impresa che finora non si ardì. Singolarmente egli tende a scagionare il Bernini d’aver indebolito la cupola col fare nicchie e scale ne’ piloni, prova che quei vani s’erano lasciati dai primitivi architetti, per asciugare i massicci. Non parvero soddisfacienti le spiegazioni, e temendosi per la cupola, sorsero vivi dibattimenti tra artisti e matematici, e progetti or ingegnosi or ridicoli per corroborarla. Giovanni Poleni padovano rassicurava d’ottime ragioni i timorosi; pure, forse per condiscendenza, propose di fasciarla con cinque cerchi di ferro, che dovettero piuttosto nuocerle pel tanto battere e scarpellare.