Note 160 — CAPITOLO CLV. Condizione materiale e morale. Opinioni. Ingegni eterocliti.
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«La palla lesina era della grossezza d’una piccola pesca od albicocca, fatta di pelle di castrone ben seccata e ripiena di borra sì fortemente che riuscirà sodissima, e balzava altissimo: per darle s’adoperava mestole di un braccio incirca o poco più, di legname leggiero ed incartate di cartapecora nel luogo dove dovea dar la palla, che, colta bene, andava con tal velocità, che io scrittore mi ricordo di aver visto, quando era ragazzo, Pietro Berti ammazzare una rondine, che a caso s’incontrò nella palla alla quale lui aveva dato. La palle si facevano quasi per tutto il contado, ma le migliori e più stimate venivano da Panzano ed in giuoco si pagavano un testone la dozzina».