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Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15)

Note 322 — CAPITOLO CLIX. Scienze naturali e matematiche.

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Viri Galilæi, quid statis aspicientes in cœlum? fu il testo preso da un predicatore a Firenze. Un’altra applicazione felice di testo trovo in una lettera del Pignoria, 26 settembre 1610: — Le do nuova come in Germania il Keplero ha osservato anch’esso i quattro pianeti nuovi, e che vedendoli esclamò, come già Giuliano apostata, Galilee, vicisti».

Guglielmo Libri, che denigra a tutta possa l’operar della Chiesa in quest’affare, non tace che, quando il domenicano Caccini declamò contro Galileo, il Maruffi generale di quell’ordine ne scrisse scuse a Galileo, dolendosi di dover essere partecipe a qualunque bestialità facessero trenta o quarantamila frati. In Inghilterra, nella patria de’ grandi pensatori e non cattolica, e molt’anni più tardi, quando Newton insegnò il metodo delle flussioni, v’ebbe dottori che dal pulpito metteano in avviso contro codesti «novatori, gente perduta che cadeano nelle chimere» ed esortavano ad evitare il loro commercio «pernicioso per lo spirito e per la fede». Savérien, Dictionnaire des mathématiques, tom. I.

La lettera di Galileo al padre Ranieri, dove racconta per disteso il suo processo, e che dal Tiraboschi fu data come autentica, è apocrifa.

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