Note 314 — CAPITOLO CLIX. Scienze naturali e matematiche.
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I limiti dell’autorità e dell’esperienza cercò assegnare Galileo in una lettera alla duchessa di Toscana: — Stimerei che l’autorità delle sacre lettere avesse avuto la mira a persuadere principalmente agli uomini quegli articoli e proposizioni che superando ogni umano discorso, non potevano per altra scienza nè per altro mezzo farcisi credibili che per la bocca dello stesso Spirito santo... Ma che quello istesso Dio, che ci ha dotati di sensi, discorso ed intelletto, abbia voluto, posponendo l’uso di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire, sicchè anco in quelle conclusioni naturali, che o dalle sensate esperienze, o dalle necessarie dimostrazioni ci vengono esposte innanzi agli occhi e all’intelletto, dobbiamo negare il senso e la ragione, non mi pare che sia necessario il crederlo... Mi pare che, nelle dispute de’ problemi naturali non si dovrebbe cominciare dall’autorità de’ luoghi delle scritture, ma dalle sensate esperienze, o dalle dimostrazioni necessarie, perchè procedendo di pari dal Verbo divino e la Scrittura sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito santo, e questa come osservantissima esecutrice degli ordini di Dio... pare che quello che gli effetti naturali o la sensata esperienza ci pone innanzi agli occhi o le necessarie dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser rivocato in dubbio, non che condannato, per luoghi della Scrittura che avessero nelle parole diverso sembiante, poichè non ogni detto della Scrittura è legato ad obblighi così severi, come ogni effetto di natura ecc.».