Note 283 — CAPITOLO CLIX. Scienze naturali e matematiche.
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Da scrittori e dall’esperienza, massime di cacciatori e pastori, induce che le bestie, variando l’emissione de’ suoni, fanno quel che facciamo noi co’ suoni letterali, e ne formano di elementari di tempo determinato. A manifestare certe emozioni valgonsi del gesto, dello sguardo, del suono, del grido, della favella. Così un cane volendo scacciarne un altro da un posto ove egli vuol collocarsi, comincia a guardarlo iroso, poi fare movimenti significativi, poi ringhiare, finalmente abbajare. I vermi e simili animali inferiori possedono solo i due primi modi: alcuni pesci mandano un suono per le natatoje o per le branchie. Agl’insetti Fabrizio nega la voce, benchè esprimano i sentimenti per via di suoni; bovi, cervi ed altri quadrupedi hanno piuttosto una voce che un linguaggio; ma linguaggio vero han gatti, cani, uccelli, inferiori però all’uomo che articola più chiaro e distinto. Le bestie capiscono quel che loro diciamo: onde a ragion più forte noi dobbiamo capir loro. Delle quattro passioni di gioja, desiderio, dolore, paura, esamina Fabrizio l’espressione sopra il cane e la gallina, confessando non avere imparato gran che: ma la parola nostra è più complessa, perchè di più rapidi e numerosi elementi; oltre che avendo noi labbra e lingua più flessibili, ne nascono la varietà e complicazione che costituiscono la favella. Nessun animale potrà gareggiare coll’uomo, atteso che il principale loro strumento è la gola, che a noi serve soltanto per le vocali.