Note 121 — CAPITOLO CLIV. Toscana.
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«Nel principio del secolo non era a Firenze chi avesse giurisdizione, se non alcuni della famiglia de’ Bardi per l’antica signoria di Vernio, e Lorenzo di Jacopo Salviati che aveva ereditato la terra di Giuliano nelle campagne di Roma con titolo di marchese. Cominciò poi Vincenzo di Antonio Salviati a procurare dal granduca il titolo di marchese, con la compra del castello di Montieri nello Stato di Siena; e questo esempio fu subito imitato da tanti altri, che oggi non c’è quasi famiglia cospicua che qualcuno non porti il titolo di marchese; chi l’ha procurato per la medesima via di compra nello Stato del granduca, chi nel regno di Napoli, e chi l’ha ottenuto per ricompensa di servizj prestati a sua altezza; chi ha procurato il titolo solamente dall’imperatore, chi dal re di Spagna, chi dal papa; e finalmente è venuta a tal segno questa vanità, che s’è cominciato a chiamar qualcuno marchese per adulazione, e molti se lo lasciano dare senza replicar niente. I Bardi, signori di Vernio, hanno assunto il titolo di conti; e quelli della famiglia del Nero, di baroni di Torciliano, che è un casale nella campagna di Roma, con aver ritrovato che già vi era certa giurisdizione: e l’istesso hanno fatto gli Alamanni per un casale presso a Napoli, ereditato dalla famiglia del Riccio; ma in quest’ultimo tempo hanno procurato dal re di Spagna il titolo ancor loro del marchese: c’è anco chi ha ottenuto dall’imperatore il titolo di conte d’imperio; ed insomma, se non fosse che il granduca non fa differenza nessuna nella nobiltà tra chi ha titolo o no, si stimerebbe quasi infelice chi non potesse conseguir un titolo di marchese o di conte. Nell’introduzione comune del titolo di marchese, il marchese Jacopo del soprannominato marchese Lorenzo Salviati, per continuare a differenziarsi dagli altri, ottenne da papa Urbano VIII il titolo di duca, il quale esempio fu seguitato dal marchese Luigi Strozzi...
«La nobiltà nel cominciare del secolo non usava altro nelle lettere tra loro che molto illustre nella soprascritta ed il vostra signoria nel corpo della lettera, e in voce e nella cortesia diceva affezionatissimo servitore; e quando un nobile capo di famiglia avesse avuto a scrivere a un altro nobile, ma giovane e figlio di famiglia, gli avrebbe dato dell’illustre, e ricevuto come sopra del molto illustre; e nell’istessa maniera trattavano tra loro un nobile dirò di prima classe con un altro di più recente nobiltà. Con l’introduzione de’ titoli di marchese si cominciò a introdurre nella soprascritta il titolo d’illustrissimo, che fu subito abbracciato da ogn’altro nobile, e poi introdotto ancora nel corpo delle lettere, con la cortesia di obbligatissimo, devotissimo, umilissimo servitore, servo e simili, secondo che più o meno si è voluto adulare o mostrarsi ossequioso. E finalmente s’è così introdotto di dare l’illustrissimo anche in voce, che lo sanno dare ai gentiluomini anche le persone basse, e fino i poveri nel chiedere la limosina; ed il molto illustre è trasportato nei bottegai; ed alli due duchi Salviati e Strozzi si dà dell’eccellentissimo ed in iscritto ed in voce; ma nella cortesia la nobiltà di prima classe pretende trattarsi del pari». Rinuccini, Ricordi storici.