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Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15)

Note 127 — CAPITOLO CLIV. Toscana.

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Nelle citate corrispondenze d’ambasciadori veneti si legge sotto il 30 luglio 1661: — Nella occasione degli sponsali, havendo voluto la principessa sposa far apparire la grandezza e generosità del suo animo regio, ha dato materia di molta alteratione al granduca, et agli altri principi della Casa, mentre hanno ben scoperto, che la principessa, privatasi di diverse cose più preciose, e di suo uso e bisogno, ne habbi fatto dono a dame, et ad altri soggetti venuti con essa di Francia. La granduchessa di questo n’ha passata indolenza, et il granduca parimenti se n’è risentito a segno, che son nati tra di loro disgusti, e male soddisfationi, quali continuano tuttavia. Il principe sposo medesimamente ha verso di lei qualche sentimento, atteso che molto gli spiace la libertà colla quale la sposa si tratta, che sebbene si accostuma in Francia, è però differente assai da quello si pratica in Italia, come di già n’è stata la detta principessa avvertita. Molti altri sconcerti son pur sortiti per causa della sua famiglia troppo licentiosa, che ha obbligato questi principi a far che la principessa dia combiato quasi ad ognuno prontamente, havendola in pari tempo provveduta d’altri soggetti di questo Stato per la sua Corte, tanto nobile, che di particolare suo servitio, non essendo restati dei Francesi che alcuni pochi riconosciuti per li più moderati. Il re di Francia havendo fatto dono, al partire della medesima principessa da Parigi, di una credenziera di argenteria di molta vaglia, coll’arma sopra dei gigli e della Casa Medici, quale non essendosi veduta mai comparire, si è finalmente scoperto che la principessa l’habbia, nel viaggio, donata a madama di Baloè, prima che arrivasse a Marsiglia, onde anco di ciò provatosene gran disgusto, se n’è scritto in Francia per haverlo indietro, e se ne spera l’intento...»

Il 27 agosto: — Il maggiordomo della principessa sposa, gentilhomo francese, per parlare stranamente di questa Casa, et anco per qualche altro riguardo, è stato costretto, per ordine del granduca, di entrare in una carrozza improvvisamente (senza haver tempo di mutarsi di vestito), e con iscorta di diversi armati a cavallo passar a Livorno alla custodia del governatore di quella piazza; e benchè da lui si fosse fatta istanza di poter parlar prima alla principessa sua padrona, niente gli è stato permesso, anzi rigorosamente gli fu comandato a non dover più capitar in queste parti, ma che da Livorno senza ritardo si metta a viaggio per Francia, o per dove gli fosse più piaciuto. Intanto si parla che per tal novità la medesima principessa sposa habbi provato un gran sentimento, sebben, con molta prudenza, finga e mostri di non molto curarsene, come d’alcuni altri simili disgustosi successi...»

Il 15 ottobre: — È qui comparso un padre dell’Oratorio di Parigi, mandato dalla duchessa d’Orléans per intendere dalla voce di questa principessa sposa sua figlia, che qualità di disgusti essa passi con questa Casa, per iscoprire se viene trattata nelle forme dovute, e proprie alla grandezza del suo sangue, e alle conditioni della medesima principessa, la quale ha già rappresentato con sue lettere alla detta duchessa madre molte sue amarezze, e poche soddisfationi che andava ricevendo da questi principi...»

Il 29 ottobre: — Il padre francese sta maneggiandosi, e pare che dopo il suo arrivo la principessa sposa si dimostri assai sollevata, cercando ben lui tutti li modi per levarle dall’animo la melanconia, e farla rimaner allegra e consolata, havendole promesso che certamente o dalla duchessa sua madre, o dal re le sariano soddisfatti alcuni debiti che haveva contratto per far donativi a chi la condusse di Francia».

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