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Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15)

Note 69 — CAPITOLO CLII. Il Fuentes. L’Ossuna. Congiura del Bedmar. Masaniello.

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Ciò contraddice quel che si narrava allora, aver egli ritenuto otto mesi della paga de’ soldati, e lucrato un milione d’oro (Lettere del cardinale d’Ossat, CCLXXXIV). Don Carlos Colonna, nella Storia della guerra di Fiandra, lib. VIII, asserisce che, all’uscir dal governo de’ Paesi Bassi, egli ricusò i ricchi presenti fattigli dalle città, solo accettando un’impugnatura di spada, dove erano rilevate in oro le imprese di lui. In grazia del suo disinteresse il Boccalini (Pietra del paragone politico) fa che Apollo il riceva in Parnaso, e tenendolo in conto di «sommo amator della giustizia e capital nemico degli sgherri, della qual immondizia avea purgato lo Stato di Milano e d’essa caricato le galere di Spagna», lo costituisca in autorità di punire certi poeti satirici infamatorj, lezzo del Parnaso; ma colla ristrettiva di non uscir di casa nel mese di marzo, perchè questo mese avea con esso comune il difetto «di commovere negli uomini umori perniciosissimi senza poterli risolvere».

— Sappiate (dice il Torre nel Ritratto di Milano) che questo fonte navigò a Milano la Quiete, la quale per molti anni stettesi fuggiasca; nell’onde sue s’affogarono i malviventi; istigò coi suoi saggi umori il milanese terreno di lodevoli dipartimenti, perchè introdussesi in trionfo la Modestia; ed il Gastigo, spassionatosi di aver per famigliare l’Interesse, con egual forza maneggiava la sferza».

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