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Storia degli Italiani, vol. 10 (di 15)

Note 428 — CAPITOLO CXLVII. Quistioni giurisdizionali. Diritto cattolico. Il Sarpi e il Pallavicino.

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Quanto si è detto su quegli assassini! Il principale era un Poma mercante fallito, fanatico come tanti cattolici e protestanti, che credevano legittimar anche il pugnale colla religione; ad un amico scriveva: — Non è uomo del mondo cristiano che non avesse fatto quel ch’io, e Dio con il tempo lo farà conoscere»; e volea stampare che, non ad istanza di chicchessia, ma per servigio di Dio aveva operato. Frà Fulgenzio dice che gli assassini ricoverarono in casa del nunzio. Potrebbe anch’essere, e le immunità, di cui si era allora tanto gelosi, avrebbero indotto il nunzio a proteggerli: ma il preciso contrario consta dalle deposizioni de’ gondolieri; ne conviene perfino l’autore della ostilissima vita del Sarpi, anteposta alle lettere inedite. La storia di que’ miserabili è conosciuta; vantavano aver denari a josa, poi trovavansi tutti sul lastrico, e precisamente in Romagna vennero arrestati, e il Poma terminò nelle carceri di Civitavecchia; così prete Michele Viti, e il Parrasio; uno fu decapitato a Perugia. L’autore della vita suddetta va almanaccando i motivi di tal condotta di Roma; frà Paolo stesso se ne meraviglia; conseguenza d’un dato arbitrario e falso.

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