Note 425 — CAPITOLO CXLVII. Quistioni giurisdizionali. Diritto cattolico. Il Sarpi e il Pallavicino.
Reading edition
Morosini, Storia, lib. 18. p. 699.
* L’anno dopo che la storia del concilio era stata pubblicata, mandavasi alla riconciliata Venezia un nunzio apostolico, nelle cui istruzioni (1 giugno 1621) leggesi:
«Sotto il capo della santa Inquisizione pare che si possa ridurre la persona di frà Paolo servita, della quale vostra signoria ha piena cognizione. Io non le favellerò dei mali che faccia, nè delle pessime dottrine ed opinioni che sparge, e de’ perniciosissimi consigli che apporta, tanto più rei e malvagi, quanto più sono coperti dal manto della sua ipocrisia, e dalla falsa apparenza della mal creduta sua bontà, perchè il tutto è a lei manifesto; ma le dirò brevemente che nostro Signore non ha lasciato di parlarne come si conviene a’ signori ambasciatori, li quali, così in questo come nella materia del Sant’Officio, hanno sfuggito gl’incontri delle paterne esortazioni di sua santità, non coll’opporsi, ma col negare il male; e però, quanto a frà Paolo, hanno risposto non essere stimato da loro nè tenuto in credito nessuno appresso la Repubblica, ma starsene colà ritirato, nè doversene però avere ombra o gelosia veruna, benchè si sappia pubblicamente il contrario. Vostra signoria potrà nondimeno osservare di fresco i suoi andamenti, e ce ne farà la più vera relazione che potrà averne, perchè sua santità penserà a continuare gli ufficj ed altro opportuno rimedio; e vostra signoria successivamente ci anderà proponendo quello che più riuscibile si potesse adoprare, almeno per levarlo di colà, e farlo ritirare altrove a viversi quietamente, reconciliandosi ad un’ora colla Chiesa: ma finalmente non è da sperarne molto, e converrà aspettarne il rimedio da Dio, essendo tanto innanzi negli anni, che non può esser grandemente lontano dalle sue pene; e solamente si deve temere che non si lasci dietro degli scolari e degli scritti, e che ancora morto, non continui ad essere alla Repubblica pernicioso».