Note 418 — CAPITOLO CXLVII. Quistioni giurisdizionali. Diritto cattolico. Il Sarpi e il Pallavicino.
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Lettera LX allo stesso. Vedi pure le Memorie di Mornay, X. 386, 390, 443, 456, 546; e Courrayer, nella vita di frà Paolo premessa alla sua traduzione della Storia del Concilio di Trento, pag. 66. Anche pochi giorni prima dell’uccisione di Enrico IV, il Sarpi scriveva: Nulli dubium quin, sicut Ecclesia verbo formata est, ita verbo rite reformetur. Attamen, sicuti magni morbi per contrarios curantur, sic in bello spes; nam extremorum morborum extrema remedia. Hoc mihi crede e propinquo res videnti. Non aliunde nostra salus provenire potest. Opp. di frà Paolo, VI, 79. Nella LIII lettera, compiangendo la morte di Sully, dice che l’amava «per la fermezza della sua religione». Di Giacomo I scrive: — Se il re d’Inghilterra non fosse dottore, si potrebbe sperare qualche bene, e sarebbe un gran principio, perchè Spagna non si può vincere se non levato il pretesto della religione; nè questo si leverà, se non introducendo i Riformati nell’Italia. E se il re sapesse fare, sarebbe facile e in Torino e qui». Lettera LXXXVIII.