Note 413 — CAPITOLO CXLVII. Quistioni giurisdizionali. Diritto cattolico. Il Sarpi e il Pallavicino.
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Ugo Grozio lodava molto quel libro e scriveva: Sandis quæ habuit scripsit ipse, sed ea ex colloquiis viri maximi fratris Pauli didicerat. Item ad quædam capita notas addivit, jam egregias in defæcando lectorum judicio. Ep. 388, p. 865. Esso Grozio, stando ambasciadore in Isvezia, ebbe in mano, e trascrisse a varj amici un passo di lettera del Sarpi al Gillot, 12 maggio 1609, siffatto: Si quam libertatem in Italia aut retinemus aut usurpamus, totam Franciæ debemus. Vos et dominationi resistere docuistis, et illius arcana patefecistis. Majores nostri pro filiis habebantur olim, cum Germania, Anglia et nobilissima alia regna servirent; ipsique servitutis instrumenta fuere. Postquam excusso jugo, illa ad libertatem aspirarunt, tota vis dominationis in nos conversa est. Nos quid hiscere ausi fuissemus contra ea quæ majoris nostri probaverant, nisi vos subvenissetis? sed utinam omnino subsidiis vestri uti possemus! Ep. 574.
Le lettere del Sarpi pubblicaronsi a Ginevra colla data di Verona 1673, poi in calce alla Storia arcana di frà Paolo. Sono dirette a Girolamo Groslot signor Dell’Isola, amico del Casaubono, al medico Pietro Asselineau, a Francesco Castrino ugonotto, a Giacomo Gillot, consigliere al parlamento di Parigi. Il Leti, nella vita di Cromwell, si attribuisce la pubblicazione di queste lettere. Alcuni ne hanno impugnato l’autenticità; altri le supposero interpolate. Questa seconda asserzione non potrebbe che provarsi coi particolari: esaminate le ragioni contrarie, io le credo autentiche; e gran peso mi fa questo passo del famoso Pietro Bayle, nella lettera al signor Sondré, 21 settembre 1671: Frà Paolo a été un des plus grands hommes de son temps. On a imprimé ici ses lettres; mais on croit qu’ont arrêtera l’impression, à cause que messieurs de Rome y verroient qu’il entretenait commerce avec ceux de notre religion...... et qu’ainsi ils recuseraient son témoignage touchant l’histoire du Concile, que nous leurs opposons. Ce fut une des raisons qui obligea monsieur Dallez à s’opposer à l’impression de ces mêmes lettres; quoique au reste il eût beaucoup de passion pour la gioire à frà Paul, qu’il avoit autrefois connu très-particulièrement à Venise lorsqu’il conduisit les petits neveux de monsieur Duplessis-Mornay.
Non così credo autentiche le Scelte lettere inedite, stampate a Capolago il 1847, essendo di stile pieno di tropi, e girato in tutt’altro modo che quel di frà Paolo: o piuttosto sono di mani diverse. V’è premessa una vita, d’un anonimo che rinnega il buon senso più triviale per dire le più sbardellate ingiurie a Roma e ai preti. Egli crede vere le lettere del 1673, ed esaltando frà Paolo per la sua avversione a Roma, nega però ch’e’ pensasse far protestante Venezia, nè che convenisse abbattere la dominazione della Chiesa: — È vero che la politica romana si mostrava oscillante e mal ferma; pure era necessaria al contrappeso politico della penisola, contribuiva a conservare l’agonizzante indipendenza dei governi nazionali d’Italia. Lo Stato pontifizio era un governo nazionale, buono o cattivo che fosse, ma per quei tempi più buono che cattivo, e sotto cui i popoli viveano men peggio che altrove, massime che sotto il dominio de’ forestieri; nè si sarebbe potuto abbatterlo senza far sorgere gravi disordini».