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Storia degli Italiani, vol. 10 (di 15)

Note 365 — CAPITOLO CXLVI. Rimbalzo Cattolico. Concilio Tridentino. Riforma morale.

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Quelle false decretali, che per lungo tempo si dissero inventate a Roma, diffuse in Ispagna e di là nel mondo, introducendo nuovi canoni e diritto nuovo per consolidare l’autorità dei papi a scapito di quella dei vescovi, apparvero tutt’altro avanti a leali cercatori, protestanti e cattolici. La prima indagine avrebbe dovuto cadere sul corpo del delitto, e si provò che tutti ne aveano discorso senza conoscerle sia nei testi, sia nell’unica informe edizione fattane da Merlin nel 1530. Una esatta descrizione ne porse il dottore Phillipps; poi l’abate Migne le stampò nel vol. CXXX della sua Patrologia, con una dissertazione del dottore Denzinger professore a Wurzburg.

Risulta di là che la Spagna non le conobbe mai; che sino al secolo XI uscente non ebbero mai autorità in Italia; a tal segno che nel 1085 il cardinale Otto, il quale fu poi Urbano II, incontrandone primamente alcune in un concilio tedesco, le ripudia con disprezzo; che l’opera fu compilata in Germania, probabilmente da Benedetto Levita, cherico dell’arcivescovo di Magonza Autcario.

Quanto al fondo, le decretali non toccarono pur un punto che già non fosse stabilito; e scopo loro è di sorreggere i diritti de’ primati a fronte de’ metropoliti, cioè sostenere l’indipendenza de’ vescovi, anzichè rialzare il poter pontifizio. L’autore, tutt’altro che ignorante e inetto, non inventò nulla, ma tolse brani e brandelli da lettere di papi, dai codici di Teodosio ed Alarico, dalla regola di san Benedetto, dal Liber pontificalis, e da altre autorità, rispettate anche prima dell’834 in cui egli cominciò.

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