Note 361 — CAPITOLO CXLVI. Rimbalzo Cattolico. Concilio Tridentino. Riforma morale.
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Vedi pag. 421. Nel 1563 viaggiò in Italia Filippo Camerario, illustre dotto tedesco, il quale descrisse quel viaggio giorno per giorno, più fermandosi sulla parte materiale. Sparla del Regno, allegando il proverbio «il Napolitano è un delizioso paradiso, ma abitato da diavoli», e si meraviglia come il re di Spagna da paesi tanto feraci tragga o nulla o pochissimo, dovendo spender tutto nel frenare i sudditi e respingere i Turchi. Descrive i fenomeni del tarantismo: e che spesso all’entrare in una città eran obbligati deporre le armi e le pistole, ricuperandole poi all’uscita; del che non sa trovar la ragione, massime che v’ha osterie dove si è più in pericolo che sopra alcune strade di Lombardia e di Toscana. A Roma fa il solito piagnisteo sulla diversità dall’antica; ma soprattutto decaduti gli sembrano gli uomini, la più parte ignari fin delle lettere. «Poeti, filosofi, oratori v’ha per certo, ma tali che non vorresti udirli: chiaman poeti certi ciarlatani che cantano per le strade versi lascivi; filosofi che tutto attribuiscono alla natura, o secondano le voluttà; oratori che mai non lessero Cicerone nè Demostene, ma arringarono una o due cause». Quivi di peggio gli toccò, poichè sul partire l’Inquisizione lo colse, e gittò in orrenda carcere, ove stava da un anno Pompeo De Monti barone napoletano, reo d’uccisioni e d’incendj, ma allora imputato d’eresia. Il Camerario si confessò luterano, onde cercarono trarlo alla nostra Chiesa: il gesuita Canisio gli procurò agevolezze, e gli dava libri per convertirlo: e se il domenicano frate Angelo il vessava, usavagli ogni cortesia il dottor Donato Stampa milanese: un Cencio carceriere lo salvò da insidie e veleni, un medico umanissimo l’assisteva, un ignoto gli offerse denaro pel ritorno. Egli medesimo ne stese una relatio vera et solida per dimostrare come Dio, per mezzi insperati, campi i suoi dalle mani de’ nemici, e liberi dalle calunnie. Suo inquisitore era stato il Ghislieri, e perciò gli si avventa accannito.