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Storia degli Italiani, vol. 10 (di 15)

Note 230 — CAPITOLO CXLIV. Costumi. Opinioni.

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Il più importante trattato che il medioevo ci abbia trasmesso intorno alle belle arti, la Diversarum artium schedula del monaco Teofilo del XIII e XIV secolo, piena di preziosi metodi, non scevera di arcani, al cap; 47 del lib. I tratta del far l’oro ispanico a questo modo: — È composto di rame rosso, polvere di basilisco, sangue umano e aceto. I Gentili, la cui abilità è nota, si procurano dei basilischi a questo modo. Hanno sotterra una camera tutta di pietre con due finestruoli che appena ci si vede attraverso. Vi mettono due galli vecchi di dodici o quindici anni, dandovi ben a mangiare. Ingrassati che sieno, prendono caldo, s’accoppiano e fanno ova. Allora si levano i galli, e si mettono dei rospi a covar le ova, nutrendoli di pane. Da quelle ova escono pulcini maschi, come quei delle chiocchie, ai quali in capo a sette giorni crescono code da serpente; e se la camera non fosse pavimentata, tosto entrerebbero sotterra. Onde impedirlo, quei che gli educano hanno dei vasi di bronzo rotondi molto capaci, perforati d’ogni parte e cogli orifizj chiusi; vi pongono questi pulcini, chiudono le aperture con coperchi di rame, li sepelliscono, lasciandoli nutrirsi sei mesi colla terra fina che penetra pei buchi. Dopo ciò li scoprono, e v’accendono vicino un gran fuoco sin a che gli animali sieno dentro bruciati affatto. Raffreddito che sia, li levano, li macinano, v’aggiungono un terzo di sangue umano rosso... Poi si prendono lame sottili di rame rosso purissimo, e da ciascuna parte vi si pone uno strato di quella preparazione, e si mette al fuoco... Così si seguita finchè la preparazione consuma il rame, e prende il peso e il color dell’oro. Quest’oro è adattato a qualunque uso».

Le indagini chimiche di Newton ebbero a scopo per lungo tempo la tramutazione dei metalli; e nel 1669, a ventisette anni, quando avea fatto già le più insigni scoperte, scriveva ad un amico partente per un viaggio: — Procurate sapere se a Schemnitz in Ungheria cambiano davvero il ferro in acciajo sciogliendolo in un’acqua vitriolata che si raccoglie nelle cavità del masso in fondo alla miniera, poi scaldando la soluzione fin allo stato di pasta in un fuoco violento, e quando raffredda trovasi di rame. Dicono che ciò si usi pure in Italia. Venti o trent’anni fa traevasi da questo paese un vitriolo detto Romano; ma non può più aversene, forse perchè trovano più profittevole adoprarlo a tramutar il ferro in rame». David Brewster, Mem. of the life, writings and discoveries of J. Newton. Edimburgo 1855.

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