Note 207 — CAPITOLO CXLIV. Costumi. Opinioni.
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Stato della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, presso il Crescimbeni e negli Archiatri pontificj del Marini, Il vero progresso della festa d’Agone e di Testaccio ecc.
Nella Notizia della famiglia Boccapaduli, Marco Ubaldo Bicci riferisce molte curiosità intorno alle famiglie romane, e specialmente agli usi maritali avanti il Concilio di Trento. Nel 1525 davansi di dote ducati 3000; e 500 per l’acconcio, oltre le gioje e la cassapanca, detta sposareccia, che non mancava mai, spesso dipinta, talvolta intagliata. Nell’atto degli sponsali il padre donava allo sposo un boccale e bacile d’argento di 70 ducati. I due fidanzati congiungevano le mani e le bocche in segno di parentela, poi lo sposo metteva alla sposa l’anello. Nel 1521 s’ha uno stromento di dote di 2000 scudi, e 500 d’acconcio; in uno del 1536, di scudi 1700 e 300 d’acconcio; in uno del 1577, di 5000 ducati, oltre l’acconcio e le gioje. In essi stromenti sono descritti i doni, gli abiti, ecc. I donativi che facevano i nobili romani erano di 2, o 3, o 6 ducati; di 6, 8, o 12 fazzoletti e camicie; o abiti di raso, o drappi di damasco, di velluto cremisi, o tela d’oro. Lo sposo donava anelli e gioje.