Note 85 — CAPITOLO CXLI. Lingue dotte. Risorgimento della italiana. La Crusca. La Critica.
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Per un saggio citeremo Matteo, Ars dictatorum; Tommaso da Capua, Summa dictaminis; Maestro Punicio, id.; Bernardo da Napoli, Dictamina; Pier delle Vigne, Flores dictaminum, Summa salutationum; Guidone Fabio, Summa dictaminis, Viridarium dictaminis, Summa purperea; e Buoncompagno, Teodoro da Niem, Ricardo da Pophi, Giovanni retore, Giovanni di Garlando, che ciascuno fecero una Summa dictaminis; Alberto di Morca, che fu poi papa Gregorio VIII, Forma dictandi quam Romæ notarios docuit...
Sin dai primordj le lettere papali adottarono la forma e le formole delle imperiali: ce ne restano fin del 614 che hanno attaccata la bolla di piombo, sulla quale da un lato l’Α Ω, e dall’altro l’agnello, o il buon pastore, o i santi Pietro e Paolo, e ben presto il nome medesimo del papa, spesso in lettere greche. Si conservò l’uso del papiro fin all’XI secolo. Talvolta i papi stessi scrivevano, più spesso i notaj e scriniarj, e furono modelli di calligrafia.
Leone IX è il primo che nelle bolle di piombo adottò le lettere numerali per distinguere i papi del medesimo nome. Vittore II vi fece un personaggio che dal cielo riceveva una chiave, e sul rovescio una città coll’iscrizione Aurea Roma. Alessandro II vi fece scendere dal cielo il motto, Quod nectes nectam, quod solves ipse resolvam. Urbano II pose la croce fra i due Apostoli, il che fu adottato da tutti i successivi fino a Clemente VII.
Il nome de’ consoli è scritto nelle bolle fino al 546: quel degli imperatori greci fin al 772. Adriano I, cessando di porre il nome degl’imperatori d’Oriente, segna coll’anno del proprio pontificato: i successivi v’aggiungono quel degl’imperatori d’Occidente, ma or sì, or no. Fin a Urbano II il computo dell’indizione si riferisce alla costantinopolitana, di poi alla romana che cominciava al 1º gennajo. Non prima di Giovanni III compare l’anno dell’Incarnazione. Sol fino a Urbano II è usata l’êra vulgare: ma Nicola II torna a valersene secondo l’uso fiorentino, cioè cominciando al 25 di marzo, come divien comune dopo Eugenio III. Nelle semplici lettere non mettono che l’anno del pontificato.