Note 93 — CAPITOLO CXLI. Lingue dotte. Risorgimento della italiana. La Crusca. La Critica.
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Il dottor Maccaferri, che nell’Irnerio studiò il genio d’Alciato, lo riguarda come quello che chiuse le scuole della giurisprudenza del medioevo; intrammezzò ed espresse il trapasso dall’epoca di autorità a quella di libertà: sostituì al credamus ut intelligamus, l’intelligamus ut credamus; eresse l’umana ragione a supremo criterio di verità legale, ma non lo condusse tutte le malefiche conseguenze, e ciò perchè fu genio che iniziò soltanto ma non portò la riforma al suo compimento. Restituendo la primazia della ragione individuale sulla opinione comune, sollevava la forza del genio individuale, e toglieva dallo stato di torpore e di stazione la giurisprudenza. Sostituendo la ragione libera ed intera alla dialettica delle scuole di Bartolo, emancipava la scienza della legge positiva dal formalismo scolastico, e poneva in suo luogo la filosofia, guidata dalla logica naturale. Quindi attingeva il suo movimento scientifico dal concetto supremo della giustizia assoluta, guardando alla quale, si proponeva di migliorare il criterio oggettivo, dimenticato ed oscurato dalla scuola di Bartolo, in causa delle sottigliezze dialettiche; al qual fine si serviva delle notizie molteplici e indefinite, che gli erano offerte dalla enciclopedia umana. Il genio d’Alciato fu precursore dell’erudizione e della filosofia, dell’enciclopedia e del sistema, applicati alla scienza del romano diritto, ed appartiene al novero dei genj progressisti.
I titoli delle opere sue più studiate ne indicano l’importanza: De verborum obligationibus — De verborum significationibus — De jurejurando — De pactis — De sacrosancta Ecclesia etc.