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Storia degli Italiani, vol. 10 (di 15)

Note 6 — CAPITOLO CXL. Secolo di Leon X. Belle arti.

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Rafaello scriveva a suo zio Simon di Battista Ciarla: — Circa a stare a Roma, non posso star altrove più per tempo alcuno, per amor della fabbrica di Santo Pietro, che sono in loco di Bramante: ma qual loco è più degno al mondo che Roma? qual impresa è più degna di San Pietro? che è il primo tempio del mondo, e che questa è la più gran fabbrica che sia mai vista, che monterà più d’un milione d’oro. E sappiate che ’l papa ha deputato di spendere sessantamila ducati l’anno per questa fabbrica, e non pensa mai altro. Mi ha dato un compagno, frate dottissimo e vecchio di più d’ottant’anni: il papa vede che ’l può vivere poco: ha risoluto sua santità di darmelo per compagno, ch’è uomo di gran riputazione, sapientissimo, acciò che io possa imparare se ha alcun bello secreto in architettura, acciò io diventa perfettissimo in quest’arte. Ha nome frà Giocondo, e ogni dì il papa ci manda a chiamare, e ragiona con noi un pezzo di questa fabbrica».

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