Note 33 — CAPITOLO CXL. Secolo di Leon X. Belle arti.
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Il Vasari, che pur denigra il Perugino, ne racconta questo tratto: — Era il priore (de’ Gesuati a Firenze) molto eccellente in fare gli azzurri oltramarini, e però, avendone copia, volle che Pietro in tutte le sopraddette opere ne mettesse assai; ma era nondimeno sì misero e sfiduciato, che, non si fidando di Pietro, voleva sempre esser presente quando egli azzurro nel lavoro adoperava. Laonde Pietro, il quale era di natura intero e da bene, e non desiderava quel d’altri se non mediante le sue fatiche, aveva per male la diffidenza di quel priore, onde pensò di farnelo vergognare, e così, presa una catinella d’acqua, imposto che aveva o panni o altro che voleva fare di azzurro e bianco, faceva di mano in mano al priore, che con miseria tornava al sacchetto, mettere l’oltramarino nell’alberello dove era acqua stemperata; dopo cominciandolo a mettere in opera, a ogni due pennellate Pietro risciacquava il pennello nella catinella; onde era più quello che nell’acqua rimaneva che quello ch’egli aveva messo in opera; ed il priore che si vedea votar il sacchetto ed il lavoro non comparire, spesso spesso diceva: — Oh quanto oltramarino consuma questa calcina! — Voi vedete», rispondeva Pietro. Dopo partito il priore, Pietro cavava l’oltramarino che era nel fondo della catinella; e quello, quando gli parve tempo, rendendo al priore, gli disse: — Padre, questo è vostro; imparate a fidarvi degli uomini da bene, che non ingannano mai chi si fida, ma sibbene saprebbono, quando volessino, ingannare gli sfiduciati, come voi siete».
Plinio racconta che coll’artifizio stesso i pittori antichi rubavano il minio: Pingentium furto opportunum est; plenos subinde abluentium penicillos; sidit autem in aqua, constatque furantibus. Hist. nat., XXXIII. 40.