Note 27 — CAPITOLO CXL. Secolo di Leon X. Belle arti.
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Non s’accordano nel descrivere quel monumento. Doveva esser lungo diciotto braccia, largo dodici, isolato; di fuori girava un ordine di nicchie, tramezzate da termini che sostenevano colla testa la prima cornice; e ciascuno con bizzarra attitudine teneva legato un prigione ignudo, posato co’ piedi sul risalto d’un basamento; i quali prigioni rappresentavano le provincie riunite al dominio pontifizio. Altre statue pur legate figuravano le Virtù e le Arti, soggiogate dalla morte come il papa che le favoriva. Sui canti della prima cornice andavano quattro statue grandi, la Vita attiva, la contemplativa, san Paolo e Mosè. Alzavasi l’opera sopra la cornice, diminuendo con un fregio di storie di bronzo, e con altre figure, puttini e ornati diversi. In cima due statue; una il Cielo sostenente sulle spalle una bara, e ridente che l’anima del papa fosse passata alla gloria; l’altra Cibele dea della terra, reggendo anch’essa la bara, ma dolente per la perdita fatta. Si entrava ed usciva per le teste della quadratura dell’opera, di mezzo alle nicchie; e dentro si trovava un tempio ovale, nel cui mezzo il cadavere del papa.
Si tacciano gli eredi di Giulio II di non averlo fatto compire: però aveano con lui stipulato lo finisse per sedicimila ducati. Vedi le prove in Gaye, Carteggio, tom. II.