← Table of contents
Storia degli Italiani, vol. 09 (di 15)

Note 238 — CAPITOLO CXXXV. Clemente VII. Sacco di Roma. Pace di Barcellona.

Reading edition

Lettera da Roma, 10 giugno 1526. Fra altre cose dice: — Apparecchieremo diecimila fanti, altrettanti i Veneziani; diecimila Svizzeri aspettiamo che ci conduca il vescovo di Lodi, il quale prima li avea praticati ed ora è là a questo effetto, e noi con Veneziani li diamo danari; e se questi non vengono, ne faremo in ogni modo calar diecimila. La fortezza di Milano massime è allo estremo, ancor quella di Cremona patisce assai; spero saremo a tempo a soccorrerle. Il popolo di Milano è ancor in arme; come si avvicini lo ajuto da qualche banda, promettono far meraviglie. Spagnuoli fortificano molto Lodi; credemo vorranno ridursi là in Pavia: il tutto sta che li siamo adosso avanti le ricolte, perchè, se si riducessero nelle terre fornite, ci fariano spendere un mondo. Lanzichenecchi non hanno danari, credemo che non avendo i Cesarei modo da pagarli, se ne anderanno: li Spagnuoli pur serviranno senza. Voi ci farete grandissimo servizio a non darli denari, però tenete forte, e ovviate quanto potete che non se li diano. Sono stato di malavoglia che, per la vostra del primo del passato, mi scrivete che Cesare manda in Italia dugentomila ducati avuti da voi, di che non avemo altro aviso, se non che cercavano cambi di settantamila o incirca per Italia. Noi vedremo se possibile è levarli Genua, affinchè quando voi fussi pur sì da poco, non abbia Cesare il modo di rimetterli. Vorrei facessimo ora ancor l’impresa del Regno, o pur vedremo ut se initia dant in Lombardia... Di fare il vostro infante duca di Milano, ancor voi vedete che sono sogni e barrerie. Le lettere vostre non vede persona, salvo il papa; vi scriverò, e voi scrivete; ed anco senza scrivere sapete ciò che si può fare in disfavor di Cesare, massime in non darli denari, nè alcun altro sussidio, tutto torna in favor nostro ecc.».

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings