Note 226 — CAPITOLO CXXXIV. Cominciamenti della Riforma religiosa.
Reading edition
Questo fece il Thesaurus linguæ sanctæ (1529); ed è mirabile che, in tempi di sì scarsi mezzi, s’ardisse un’opera, che neppur oggi si troverebbe chi osasse rifarla. Il primo Cristiano che professasse ebraico in Italia, pare Felice da Prato, israelita convertito, che nel 1515 pubblicò la traduzione latina dei Salmi, e da Leon X fu invitato a Roma nel 1518. In quel tempo lo insegnava anche Agatia Guidacerio di Catania, chiamato poi da Francesco I nel collegio delle tre lingue, dove gli succedette Paolo Paradisi di Canossa. A Fano si stampò nel 1514 una raccolta di preghiere in arabo, stampate nella stamperia fondata da Giulio II (Schnurrer, Bibl. arabica, pag. 231-34). Pagnini cominciò a Venezia l’edizione originale del Corano (ivi, pag. 402). Nel 1513 erasi pubblicato a Roma il Salterio in etiope (Le Long, ediz. Masch., vol. I. part. II. p. 146); poi nel 48 il Nuovo Testamento per cura di Mariano Vittorio di Rieti, che quattro anni più tardi diede la prima grammatica abissina (Colomesii, Ital. oratores ad nomen). Teseo Ambrosio dei conti d’Albonese insegnò a Bologna le lingue caldaica, siriaca, armena, delle quali e di dieci altre diede un’introduzione (Pavia 1539) coi caratteri di quaranta alfabeti. E tanti sono i lavori di esegesi sacra a quel tempo, che il M’Cree ammira la Provvidenza, la quale faceva dai Cattolici stessi affilar l’armi che doveano trafiggerli!