Note 200 — CAPITOLO CXXXIV. Cominciamenti della Riforma religiosa.
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Gemistio Giorgio, che poi trasformò il suo nome in Pletone, nato a Costantinopoli verso il 1355 e morto il 1452, stabilito a Misitra, dov’ebbe scolaro il Bessarione, cercò distorre dall’unir la Chiesa greca colla latina, e lo fece anche nel concilio di Firenze a cui intervenne. Quivi trovò il platonismo già rinato, e contribuì a diffonderlo, misto a fantasie pagane tolte dai Neoplatonici. Diè fuori un Sunto dei dogmi di Zoroastro e Pitagora, esposizione fatta con arte perchè non desse ombra agli eterodossi quel suo opporre la teologia gentile alla ecclesiastica. La contraddizione del famoso patriarca Gennadio nol lasciò proseguire nel suo apostolato, e restò inedito il suo Trattato delle leggi, del quale molta parte fu stampata nel 1858 da M. Alexandre dell’Istituto a Parigi. È una vera apologia del politeismo, combinandone i dogmi per adattarli a un sistema filosofico regolare; vi si trovano l’esposizione dei dogmi, l’organamento della nuova società pagana, le leggi sue, il culto, le feste, gl’inni e le preci per ciascun Dio. Insomma appare degno maestro di quel Pomponio Leto, che davanti ai papi professava di voler distruggere l’opera di Gesù Cristo.