Note 193 — CAPITOLO CXXXIV. Cominciamenti della Riforma religiosa.
Reading edition
Dedica del Giamblico e proemio al Proclo. Qui alcuno aspetterà ch’io metta anche i lamenti del Poliziano pel tempo buttato via nel dir l’uffizio, riportati dal Bayle e copiati da tanti. Ebbene, tutt’al contrario, nell’epistola 9 del libro II a Donato, egli si querela che le frequenti visite lo obblighino a interrompere sin l’uffizio: Adeo mihi nullus inter hæc scribendi restat aut commutandi locus, ut ipsum quoque horarium sacerdotis officium pene, quod vix expiabile credo, minutatim concedatur.
È però vero che, scrivendo a Lorenzo de’ Medici il 6 aprile 1479, si lagna che la madre facesse leggere al figlio Giovanni i salmi, a preferenza de’ nostri libri: Transtulit jam illum mater, id quod equidem non probavi, ad psalterii lectionem, atque a nobis abduxit. Son note le poesie lubriche del Poliziano, e le oscenità di Giovian Pontano, del Landino, del Poggio, del Filelfo, e l’Ermafrodito del Panormita, che dirigendolo a un suo amico, lo diceva libellum equidem lascivum, sed ea lascivia, qua summi oratores, sanctissimi poetæ, gravissimi philosophi, viri continentes et christiani præluxere.