Note 105 — CAPITOLO CXXX. Romagna. I Borgia. Politica machiavellica.
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Il re che contribuì allo sbrano della Polonia, confutava il Principe nell’Anti-Machiavel, e dicea: Le prince de Machiavel est en fait de morale ce qu’est l’ouvrage de Spinosa en matière de foi. Spinosa sapait les fondements de la foi, et ne tendait pas moins qu’à renverser l’édifice de la religion: Machiavel corrompit la politique, et entreprit de détruire les préceptes de la saine morale. Lesi erreurs de l’un n’étaient que des erreurs de spéculation, celles de l’autre regardaient la pratique. Nelle Memorie dell’abate Morellet (Parigi 1823) è una lettera di Pietro Verri del 1766, ove si legge: — Qual altro paese che il nostro ha prodotto un Machievelli e un frà Paolo Sarpi? due mostri in politica, la cui dottrina è tanto atroce quanto falsa, e che mostrano freddamente i vantaggi del vizio, perchè ignorano quelli della virtù». Napoleone diceva: — Tacito ha fatto romanzi, Gibbon è uno schiamazzatore, Machiavelli è l’unico autore leggibile» (De Pradt, Ambass. en Pologne). Al tempo che Napoleone era cascato di moda, fu stampato Machiavelli commentato da Buonaparte (Parigi 1816). Gran panegirista del Machiavelli e violento contro a’ suoi detrattori è il signor Emiliani Giudici nella lez. XI della Storia delle belle lettere in Italia; ma viene a concludere: — Questo io so certo, che il libro di Machiavelli, quel repertorio mirabile in cui si ragiona tutta la scienza dei veleni e de’ loro farmachi, tornò giovevolissimo ai tormentatori, ed inutilissimo ai tormentati». Al modo stesso i suoi istinti generosi prevalendo ai razionali giudizj, lo fanno paragonare la politica del medioevo alla «snaturata odierna diplomazia» (Storia de’ municipj, I. 821). Ancor più notevole è che Mazzini, il 1848, nei Ricordi ai giovani scriveva: — E che mai potremmo attingere dalle pagine di Machiavelli se non la conoscenza delle tattiche de’ malvagi, a sfuggirle ed eluderle? Io dico che i popoli si ritemprano colla virtù, si rigenerano coll’amore, si fanno grandi e potenti colla religione del vero, quand’essi possano guardar sicuri dentro delle nazioni e della propria coscienza, e dire, La nostra vita è una santa battaglia, la nostra morte è quella dei martiri. Dico che la moralità è l’anima delle grandi imprese; che l’inganno, efficace a corrompere, a smembrarci, a inceppare, è buono ai padroni, è impotente a movere, a produrre, a creare, e riesce fatale ai servi che intendono ad emanciparsi e rifarsi uomini. Dico che nè un popolo ha conquistato indipendenza e unità di nazione, nè una grande idea si è incarnata nei fatti, nè un incremento reale di potenza e di libera vita s’è aggiunto allo sviluppo d’una razza mortale per artifizj machiavellici».