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Storia degli Italiani, vol. 08 (di 15)

Note 256 — CAPITOLO CXXIV. Industria e commercio.

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Il riso proviene dall’India e dalla Cina, ma è incertissimo il quando fu introdotto in Italia. Da un documento del Codice diplomatico arabo-siculo di monsignor Airoldi, tom. II. part. II. p. 94, risulta che nell’880 in Sicilia si fece tal raccolto di riso, che bisognò stabilire un magazzino apposito. Il trattato di agricoltura di Pier Crescenzi non ne fa cenno; bensì ve lo introdusse il traduttore, che però fu di poco posteriore, cioè del 1300 cominciante. Le tariffe di Giovanni e Luchino Visconti mettono ancora il riso fra le spezierie; e lo importavano dall’Egitto e dalla Spagna i Veneziani nel secolo XV. Nel reame di Napoli pare introdotto dagli Aragonesi; e singolarmente abbiamo notizia che i duchi d’Atri ne fecero coltivare nel piano tra gli sbocchi del Tronto e del Pescara. Vogliono che Lodovico II di Saluzzo recasse da Napoli il riso nel Saluzzese, dove molto produceva nel 1525. Nel Novarese vuolsi introdotto nel 1521 dai soldati di Carlo V. Nel Vercellese accennano la sua coltivazione al 1552: quando anche nel basso Veronese Teodoro Trivulzio l’introdusse nelle terre di Zevio e Palu. Nella seconda metà del xvi secolo Lobelio vedeva vegetare il riso nella campagna milanese mediante le acque del lago Maggiore; ma già prima il Mattioli lo diceva «famigliarissimo nelle mense di tutta Italia». Vedi Capsoni, Della influenza delle risaje sulla salute umana, Milano 1851.

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