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Storia degli Italiani, vol. 08 (di 15)

Note 63 — CAPITOLO CXVII. I papi in Avignone. Il grande scisma. La Chiesa e i Concilj.

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Possono aggiungersi Corrado d’Offida e Francesco Veninbene di Fabriano francescani; Gentile da Matelica che, dopo tante conversioni in patria, cercò più largo campo in Oriente, ove cadde assassinato; il beato Rigo di Treviso secolare; il beato Ugolino Zefirini di Cortona (-1370); il beato Giovanni da Rieti (-1347); Gregorio Celli da Verruchio; il beato Oddino Barotto curato di Fossano in Piemonte, tutto carità nella peste del 400. Angela da Foligno i disordini di gioventù pianse in severa penitenza e indefessa meditazione. Chiara da Rimini le dissipazioni di sua vedovanza espiò nell’austerità, nell’umiliazione, e nel soccorrere gli altrui bisogni spirituali e temporali per trent’anni (-1306). Chiara Gambacorti di Pisa volle mangiar il pane dell’assassino di sua famiglia. Angelina, figlia del conte di Corbara, malgrado il voto di castità, sposato per obbedienza il conte di Civitella, seppe indurre anche lui ad egual voto; poi vedova, si professò francescana e molt’altre indusse, e stabilì il terz’ordine di san Francesco a Foligno. Rita di Cascia ebbe ad esercitar la pazienza in diciott’anni d’infelice matrimonio, poi mortificando la carne e lo spirito. Nomineremo ancora la beata Michelina da Pesaro, vedova d’un Malatesta; e la beata Imelda de’ Lambertini di Bologna.

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