Note 45 — CAPITOLO XCVI. Le Repubbliche marittime. Costituzione di Venezia.
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Una tal Giustina, che abitava in Merceria, gettò dalla finestra un mortajo, che colpì non Bajamonte, come si suol dire, ma il portastendardo, e sgomentò i seguaci. Offertole un premio, ella domandò di poter esporre ogni anno, nel giorno di san Vito, lo stendardo collo stemma di San Marco alla finestra fatale; e la casa dove stava non dovesse mai pagare più di quindici ducati di pigione ai procuratori di San Marco, cui apparteneva. Sulla diroccata casa del Tiepolo fu posta una colonna infame coll’iscrizione:
De Bajamonte fo questo terreno E mo per lo so iniquo tradimento S’è posto in comun per altrui spavento E per mostrar a tutti sempre seno (senno).
Sul fine della Repubblica veneta, quando tutto dovea sonare democrazia, taluno propose di ripristinar l’onore del Tiepolo, come benemerito d’aver tentato spezzare quell’oligarchia, di cui non era male che allora non si dicesse, erigergli un monumento, e fargli esequie anniversarie. Vi fu chi osò porre in dubbio i costui meriti; atto coraggioso in tempo che si considera empietà ogni irriverenza agl’idoli del giorno: molto si scrisse pro e contro, e intanto arrivarono i tempi da non curar più nè le infamie nè le glorie passate. La colonna andò poi a smarrirsi in una villa del lago di Como.