Note 29 — CAPITOLO XCV. Toscana.
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Dante colloca Farinata (che pur era del partito suo) all’inferno tra gli Epicurei, cioè tra coloro che l’anima col corpo morta fanno. Mostra gran venerazione per lui e per altri seco dannati, i cui onorati nomi dice aver sempre raccolti e ripetuti con riverenza. Farinata gli domanda perchè Firenze durasse così avversa alla famiglia sua in ogni decreto, giacchè gli Uberti restavano sempre esclusi dalle tregue che tratto tratto si faceano. Dante gli rammenta la battaglia dell’Arbia; e Farinata,
Poi ch’ebbe sospirando il capo scosso, A ciò non fui io sol (disse), nè certo Senza cagion sarei con gli altri mosso. Ma fui io sol colà dove sofferto Fu per ognun di tôrre via Fiorenza Colui che la difesi a viso aperto. Inf., X.