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Storia degli Italiani, vol. 07 (di 15)

Note 371 — CAPITOLO CX. Roma senza papi. — Cola di Rienzo.

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De vestris marmoreis columnis, de liminibus templorum, de imaginibus sepulcrorum, sub quibus patrum vestrorum venerabilis cinis erat, ut reliquas sileam, desidiosa Neapolis adornatur. Così il Petrarca, dalle cui lettere desumo quella dipintura.

E Tomao Fortifiocca, Vita di Cola di Rienzo, tribuno del popolo romano, scritta in lingua volgare romana di quella età. Bracciano 1624: — La cittate di Roma stava in grannissimo travaglio. Rettori non avea. Onne dì se commettea. Da onne parte se derobbava. Dove era loco de vergini, se detorpavano. Non ce era reparo. Le piccole zitelle se ficcavano, e menavanose a deshonore. La moglie era tolta a lo marito ne lo proprio lieto. Li lavoratori, quando jevano fora a lavorare, erano derobbati. Dove? fin su la porta di Roma. Li pellegrini, li quali viengo pe merito de le loro anime a le sante chiesie, non erano defesi, ma erano scannati e derobbati. Li preti stavano per mal fare. Onne lascivia, onne male, nulla justitia, nullo freno: non ce era più remedio. Onne perzona periva. Quello più havea ragione lo quale più potea co la spada. Non ce era altra salvezza, se no che ciascheduno se defenneva con parienti e con amici. Onne die se faceva adunanza». Tanto basti per saggio del dialetto romanesco: ai pezzi che in appresso riferiremo, daremo terminazioni toscane. Quell’opera fu illustrata di copiose note da Zefirino Re nel 1828, poi nel 1854 con moltissime aggiunte e rettificazioni, valendosi de’ lavori pubblicati nell’intervallo. Quel cronista, a torto chiamato Fortifiocca, fu lodato e vituperato a vicenda da quei che di Cola vollero fare un eroe o un arruffaplebe. Realmente e’ scrisse come tutti i contemporanei di rivoluzioni, lodando sulle prime, vituperando poi; e chi sapeva leggere nel 1848, n’avrà il commento migliore nella propria memoria. Vedi pure Levati, Viaggi del Petrarca; Du Cerceau, Conjuration de Nicolas Gabrini dit de Rienzi tyran de Rome, 1733; Schiller, Rivoluzione di Cola di Rienzo 1788; Papencordt, Cola de Rienzo und seine Zeit, besonders nach ungedruckten Quellen dargestellt, 1841. I documenti inediti sono lettere di Cola a Carlo IV e all’arcivescovo di Praga, a cui racconta in latino tutta la sua storia. Le scoprì Pelzel, poi l’originale andò perduto; la copia fu pubblicata dal Papencordt, cui la morte impedì di seguitare la storia di Roma dalla caduta dell’impero fin al principio del XVI secolo. Sono da aggiungere dieci lettere che Giovanni Gaye pubblicò nel Carteggio degli artisti, vol. I, dirette dal tribuno alla Signoria di Firenze; e «documenti risguardanti le relazioni politiche dei papi d’Avignone coi Comuni d’Italia avanti e dopo il tribunato di Cola di Rienzo», nell’appendice 24 dell’Archivio storico.

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