Note 378 — CAPITOLO CX. Roma senza papi. — Cola di Rienzo.
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«In prima apparecchiarono alle nozze tutto lo palazzo del papa, con ogni circostanza di San Giovanni di Laterano, e per molti dì innanzi fece le mense da mangiare, delle tavole e del legname dei chiostri de li baroni di Roma. E furo stese queste mense per tutta la sala vecchia dello vecchio palazzo di Costantino e del papa, e lo palazzo nuovo, sì che stupore parea a chi lo considerava. E fuori rotti i muri delle sale, donde venivano scaloni di legno allo scoperto per agio da portare la cucina, la quale si coceva. E ad ogni sala apparecchiato lo cellaro di vino nel cantone. Era la vigilia di san Pietro in vincoli: ora era di nona. Tutta Roma, maschi e femmine ne vanno a San Giovanni. Tutti si apparecchiano sotto li porticali per la festa vedere; nelle vie pubbliche per questo trionfo vedere. Allora venne la molta cavallaria de diverse nazioni de gente, baroni, popolari, foresi, a pettorali da sonagli, vestiti di zendato con bandiere; facevano grande festa; correvano giocando. Ora ne vengon buffoni senza fine: chi suona trombe, chi cornamuse, chi ciaramelle, chi mezzi cannoni. Poi questo grande suono, venne la moglie a piedi colla sua madre; molte oneste donne l’accompagnavano per volerle compiacere. Dinanti alla donna venivano due assettati gioveni, li quali portavano in mano un nobilissimo freno di cavallo tutto inaurato. Trombe di argento senza numero; ora si vede trombare. Dopo questi venne grande numero di giocatori da cavallo; poi veniva lo tribuno, e lo vicario del papa a canto. Dinanzi a lo tribuno veniva uno, il quale portava una spada ignuda in mano. Sopra lo capo un altro gli portava lo pennone; in mano portava una verga di acciaro. Molti e molti nobili erano in sua compagnia. Era vestito con una gonnella bianca da seta miri candoris, inzaganata di oro filato. In tanta moltitudine di ogni parte era letizia. Non fu orrore, nè fu arme: due persone ebbero parole; adirate trassero le spade; innanzi che colpi menassero, le tornarono in sue vagine. Ognuno va in sua via. De le città vicine a questa festa vennero gli avvitatori, che più? e li veterani, e le pulzelle, vedove e maritate. Poi che ogni gente fu partita, allora fu celebrato uno solenne officio per lo chiericato. E dopo l’officio entrò nel bagno, e bagnossi nella conca de lo imperatore Costantino, la quale è di preziosissimo paragone. Uno cittadino de Roma messere Vico Scotto cavaliere gli cinse la spada. Poi se addormì in un letto venerabile, e giacque in quel loco, che si dice li fonti di San Giovanni, dentro de lo circuito de le colonne. Là compì tutta quella notte. Ora senti maraviglia grande. Lo letto e la lettiera nuovi erano. Come venne lo tribuno a salire a lo letto, subitamente una parte del letto cadde in terra, e sic in nocte silenti mansit. Fatta la dimane, levossi su lo tribuno vestito de scarlatto con vari; cinta la spada per messere Vico Scotto, co’ speroni di oro, come cavaliere. Tutta Roma, e ogni cavalleria ne va a San Giovanni: ci vanno ancora tutti li baroni, e foresi, e cittadini per vedere Cola de Rienzo cavaliere. Fassi grande festa, e fassi letizia».