Note 348 — CAPITOLO CIX. Incrementi di Firenze. Il duca d’Atene. La Morte nera. Petrarca e Boccaccio.
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Però il Bembo, quel gran petrarchista che ognun sa, confessa aver letti per oltre quaranta volte i due primi sonetti del Canzoniere senza intenderli appieno, nè avere incontrato ancora chi gl’intendesse, per quelle contraddizioni che pajono essere in loro; Lettera a Felice Trofimo, lib. VI. E Ugo Foscolo, grande studioso del Petrarca, interrogato sul senso della strofa famosa Voi cui natura, ecc., la spiega con un Se non m’inganno (Epistolario, vol. III. 46). Fin ad ora si disputò sul senso del verso
Mille piacer non vagliono un tormento
e dell’altro
Che alzando il dito colla morte scherza.