Note 347 — CAPITOLO CIX. Incrementi di Firenze. Il duca d’Atene. La Morte nera. Petrarca e Boccaccio.
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Per esempio, Cino da Pistoja scrive degli occhi della sua donna:
Poichè veder voi stessi non potete, Vedete in altri almen quel che voi siete;
e il Petrarca:
Luci beate e liete, Se non che il veder voi stesse v’è tolto: Ma quante volte a me vi rivolgete, Conoscete in altrui quel che voi siete.
Cino ha un sonetto:
Mille dubbj in un dì, mille querele Al tribunal dell’alta imperatrice, ecc.
ove figura che egli ed Amore piatiscano avanti alla Ragione, e infine questa conchiude:
A sì gran piato Convien più tempo a dar sentenza vera.
Petrarca riproduce quest’invenzione nella canzone Quell’antico mio dolce empio signore, ove dopo il dibattimento la Ragione sentenzia:
Piacemi aver vostre quistioni udite, Ma più tempo bisogna a tanta lite.
Confronti del Petrarca coi Provenzali fece il Galvani nelle Osservazioni sulla poesia de’ trovadori. E vedi il Paradosso del Pietropoli.