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Storia degli Italiani, vol. 07 (di 15)

Note 262 — CAPITOLO CIV. Gli storici del medioevo.

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In un erudito tanto benemerito, e che sarà sempre fonte preziosissima, spiace quella trivialità di critica e di riflessi. Aprendolo a caso, leggo al lib. III. c. 1. § 3 della sua Storia della letteratura: «S’ei debba chiamarsi Biondo Flavio o Flavio Biondo, ella è questione non ancor bene decisa, e poco importa il sapere com’ella debba decidersi. Io scrivo Biondo Flavio perchè così leggesi nell’iscrizion sepolcrale a lui posta, e negli antichi Annali di Forlì sua patria, pubblicati dal Muratori; e così pure lo chiama Francesco Filelfo in più lettere a lui scritte, delle quali diremo fra poco. Che se ciò non ostante altri crede ch’ei debba dirsi Flavio Biondo, io non per ciò vo’ movergli guerra». Al tom. VII. part. III. pag. 1169: «Di Benedetto Bordone appena mi tratterrei io a parlarne, se una quistione assai dibattuta qui non ci si offerisse, e che non vuolsi passar senza esame; cioè se fosse padovano o veronese, e, ciò che più importa, se ei fosse o no il padre del celebre Giulio Cesare Scaligero»; e sei pagine profonde in tal discussione attorno un autore che appena crede degno d’essere mentovato. Al tom. VIII. l. II. c. IV. nº 19: Gioachino Scaino fu uno de’ più illustri giureconsulti, e ne è testimonio l’onorevole iscrizione a lui posta nella sua patria dappoichè egli fu morto... Paolo Zanchi, bergamasco, meritò d’essere encomiato con orazione funebre da Giovita Rapicio».

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