Note 203 — CAPITOLO CIII. Bonifazio VIII. — Dante politico e storico.
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Vidi l’ombra di colui Che fece per viltate il gran rifiuto Inf., III.
V’ha chi nega che alluda a papa Celestino, ma non si accordano su altri. In ben altro senso il Petrarca (De vita solitaria, lib. II. c. 18) esalta Celestino, «il quale depose il gravissimo carico del papato con quella alacrità che altri avrebbe mostrata trovandosi sciolto improvvisamente da nemiche catene. Magnanimo fatto del santissimo solitario... Ho udito dire da chi era presente all’uscir suo dal concistoro in cui avea deposto il gran peso, che gli sfavillava negli occhi una cotale allegrezza che aveva dell’angelico. Nè a torto; chè sapeva il valore di ciò che recuperava, nè ignorava quel che perdeva».
Saviissimo giudizio ne reca Clemente V nella bolla di sua santificazione: — Uomo di stupenda semplicità, inesperto de’ negozj che concernono il reggimento della Chiesa universale, attesochè dalla puerizia sino alla vecchiaja aveva applicato l’animo non alle cose di quaggiù ma alle divine, prudentemente rivolgendo in se stesso l’occhio dell’intima sua attenzione, liberamente e appieno rinunziò agli onori e agli oneri del papato, perchè all’universa Chiesa non derivasse pericolo dal suo reggimento, e perchè, deposte le turbanti cure di Marta, potesse starsene con Maddalena ai piedi di Gesù, nella pace della contemplazione».
Gli accordi e le promesse con cui Bonifazio VIII avrebbe comprato la tiara da Carlo d’Angiò, asseriti da scrittori posteriori, più che dal silenzio de’ contemporanei, sono smentiti dall’interesse che Carlo aveva d’allontanare Bonifazio dal papato. Da poi i Colonna scrissero fieramente contro di lui, dichiarandolo eletto illegalmente, ma solo fondandosi sull’invalidità della rinunzia di Celestino: se egli avesse compra la tiara colla simonia di cui Dante lo infama, l’avrebbero taciuto questi accaniti suoi avversarj?