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Storia degli Italiani, vol. 07 (di 15)

Note 223 — CAPITOLO CIII. Bonifazio VIII. — Dante politico e storico.

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Il Ferreto racconta che morì rabbioso, dando del capo per le pareti, rodendo il bastone, soffocandosi. Sismondi neppur gli domanda donde trasse queste particolarità; e perchè al suo cadavere, trovato intatto dopo 302 anni, non apparisse il minimo segno di lesione.

Il processo di Bonifazio narra che morì tranquillo nel palazzo Vaticano; e il cardinale Stefaneschi che v’assisteva, scrive:

Lecto prostratus anhelus Procubuit, fassusque fidem, curamque professus Romanæ ecclesiæ, Christo tunc redditur almus Spiritus, et sævi nescit jam judicis iram, Sed mitem placidamque patris, ceu credere fas est.

Vedansi Jo. Rubei, Bonifacius VIII. Roma 1651. Da Dante, dal Ferreto, dagli storici, e principalmente dal Sismondi lo difesero il Dublin Review, anno 1842, e il cassinese padre Tosti nella Storia di Bonifazio VIII, 1847. Benvenuto da Imola, commentando Dante, lo chiama magnanimo peccatore; e magnanimo è il titolo datogli da sant’Antonino e da Giovanni Villani; meraviglia del mondo lo dice Petrarca. Con cristiana imparzialità il Rainaldo, continuatore del Baronio, conchiuse così il giudizio intorno ad esso pontefice: Super ipsum itaque Bonifacium, qui reges et pontifices ac religiosos, clerumque ac populum horrende tremere fecerat, repente timor et tremor et dolor una die irruerunt, ut ejus exemplo discant superiores prælati non superbe dominari in clero et populo, sed forma facti gregis, curam subditorum gerant, priusque appetant amari quam timeri.

L’opera capitale intorno a quel papa sono sempre le Prove, cioè gli atti pubblici, editi da Pietro Dupuy. Nel 1526 Alessandro bolognese viaggiava da quelle parti, e vedendo Anagni deserta e in ruina, domandò la ragione: — La prigionia di Bonifazio (rispose un de’ pochi abitanti); da quell’ora guerre, peste, fazioni peggiorarono sempre più la città».

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