Note 427 — CAPITOLO XCIII. I Mongoli. — Fine delle crociate, e loro effetti. Gli stemmi.
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Nella Storia d’Incisa e del celebre suo marchesato (Asti 1810) è riferita una carta del 1204 fatta colà, ove dicesi che Bonifazio marchese di Monferrato regalò al Comune un pezzo della santa croce e l’ottava parte d’uno stajo d’un grano color d’oro e parte bianco, non prima usato e portato dalla Natolia, e detto melica. Il documento dev’essere spurio, nè del grano turco appare memoria prima della scoperta dell’America. Però nell’archivio vescovile di Bergamo trovo un atto rogato da Montenario de’ Papi die IV exeunte octobri del 1249, ove Alberto di Terza vescovo investe a titolo di perpetua enfiteusi i sindaci del comune di Sorisole di tutta la decima appartenente al vescovado ne’ territorj di Sorisole e Poscante, un sestario di vino, una corbam de loa panici quæ extimatur duo sextaria, etc. Anche oggi chiamasi loa lo spigone del turco, il quale pure è detto panico in molti luoghi. Questo documento, da niuno osservato, ch’io sappia, merita dunque qualche attenzione.