Note 398 — CAPITOLO XCII. Fine degli Svevi e della seconda guerra delle Investiture.
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Potius hodie volo mori rex, quam vivere exul et miser. Ricobaldo Ferrarese. — Ch’ei fosse portato attorno da un ribaldo s’un asino, è smentito dalla lettera di Carlo che dice: Contigit quod die dominica corpus inventum est nudum penitus inter cadavera peremptorum... Ego, naturali pietate inductus, corpus ipsum cum quadam honorificentia sepulturæ, non tamen ecclesiasticæ, tradi feci. Ap. Tutini. Manfredi erasi già preparata la sepoltura nel famoso santuario di Monte Vergine, ove tuttora, nella cappella a destra dell’altare maggiore, è il sarcofago antico destinatogli e un gran crocifisso da lui regalato.
Un ossesso in Puglia, interrogato se Manfredi fosse in luogo di salvazione, rispose: — Cinque parole lo salvarono, le quali ti dirà il conte Enrico». Ed erano Deus propitius esto mihi peccatori, che proferì morendo. Chronicum imaginis mundi, 1595.
Dante incontra Manfredi nel Purgatorio, supponendo siasi pentito in morte, ma deve restare in aspettazione tanto tempo quanto stette in contumacia della santa Chiesa:
Biondo era e bello e di gentile aspetto, Ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso. .... Io son Manfredi Nipote di Costanza imperatrice.... Poscia ch’io ebbi rotta la persona Da due punte mortali, io mi rendei Pentito a quei che volentier perdona. Orribil furon li peccati miei, Ma la bontà divina ha sì gran braccia, Che prende ciò che si rivolve a lei... Per lor maledizion sì non si perde Che non possa tornar l’eterno amore Mentre che la speranza ha fior di verde.... ... L’ossa del corpo mio Or le bagna la pioggia e move ’l vento Di fuor del Regno quasi lungo ’l Verde Onde le trasmutò a lume spento.
Vedasi Davanzati, Della seconda moglie di Manfredi. Tra i più fedeli a costui era stato Matteo da Termini, leggista reputato, e da quello fatto consigliere e giudice della grancorte. Rotto il signor suo, nel cui esercito combattè, fuggì in Sicilia, e caduto in grave infermità, fece voto, se guariva, consacrarsi a Dio. Di fatto entrò agostiniano, col nome di Agostino Novello celando la primitiva grandezza fra studj e penitenze. Si ricoverò agli eremi di Siena, ma quivi il generale dell’Ordine lo volle compagno, poi in Roma fu ordinato sacerdote, e da Nicola IV scelto confessore e sacrista. Assunto generale dell’Ordine, dopo due anni riuscì a liberarsene e tornare alla devota solitudine. Bonifazio VIII il voleva alla sua corte, ma egli ritirato nell’eremo di San Leonardo presso Siena, venne in grand’odore di santità, e quando morì nel 1309, fu ascritto fra i beati. Vedi Capecelatro.