Note 378 — CAPITOLO XCI. Federico II. Seconda guerra dell’investitura.
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Io son colui che tenni ambo le chiavi Del cuor di Federico, e che le volsi Serrando e disserrando sì soavi, Che dal segreto suo quasi ogni uom tolsi; Fede portai al glorioso uffizio, Tanto ch’i’ ne perdei le vene e i polsi. . . . . . . . . . . . . . . . . . Vi giuro che giammai non ruppi fede Al mio signor, che fu d’onor sì degno. Inf., XIII.
Le cronache raccontano che Pier delle Vigne avea bella donna, ed era geloso dell’imperatore, che però mai non v’ebbe a fare. Ma una mattina, andato a casa di Pietro, questi era già uscito, e la sua donna dormiva colle braccia scoperte. L’imperatore la coprì, e andò via; ma o a posta o in fallo vi lasciò un guanto. Pietro tornato e vistolo, se ne coceva ma dissimulava; finchè una volta, trovandosi solo coll’imperatore e colla moglie, volle rinfacciare il fallo con questi versi:
Una vigna ho piantà; per travers è intrà Chi la vigna m’ha guastà; han fet gran peccà.
La donna rispose sulla stessa intonazione:
Vigna son, vigna sarai; La mia vigna non fallì mai.
Onde Pietro consolato ripigliò:
Se così è come è narrà, Più amo la vigna che fi mai.
Vedi Jacopo d’Acqui, Imago mundi, pag. 1577.