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Storia degli Italiani, vol. 06 (di 15)

Note 370 — CAPITOLO XCI. Federico II. Seconda guerra dell’investitura.

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Iste rex pestilentiæ a tribus baratatoribus, ut ejus verbis utamur, Christo Jesu, et Moise, et Mahometo, totum mundum dixit fuisse deceptum. M. Paris, ad ann. 1238. L’epistola accennata di Pier delle Vigne è nel lib. I. cap. 31. — Generale è, negli scritti d’allora e di poco poi, l’opinione della sua miscredenza, e correva pure fra’ Musulmani. Jafei dice: «L’emir Fakr-eddin entrò ben innanzi nella confidenza dell’imperatore, spesso disputavano di filosofia, e pareano in molti punti d’accordo....». Ai Cristiani veniva scandalo di tale amicizia. Esso diceva all’emir: «Io non avrei tanto insistito sulla consegna di Gerusalemme, se non avessi temuto perdere ogni credito in Occidente; mi premeva di conservare Gerusalemme o altra cosa siffatta, ma la stima dei Franchi.... L’imperatore era rosso e calvo, di vista debole; se fosse stato uno schiavo, non se ne sarebbero pagate ducento dramme. Dai suoi parlari appariva che non credeva alla religione cristiana; non ne parlava che per voltarla in baja. Un muezin recitò innanzi a lui un versetto del Corano che nega la divinità di Cristo, e il sultano volea punirlo; ma Federico si oppose». Bibl. des Croisades, vol. IV. p. 417. Vedi Reynaud, Extrait des historiens arabes relatifs aux Croisades, pag. 431.

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