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Storia degli Italiani, vol. 06 (di 15)

Note 283 — CAPITOLO LXXXIX. Frati. Eresie. Patarini. Inquisizione.

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Abbiamo consultato in proposito moltissime opere e diversi manoscritti e processi. Il cremonese Moneta, uom dissoluto, sentendo predicare in Bologna Reginaldo d’Orléans, si convertì, e fatto inquisitor della fede a Milano il 1220, tamquam leo rugiens si scagliò contro le eresie, e scrisse una Summa theologica, grosso volume in-foglio, edito a Roma il 1743 dal padre Tommaso Agostino Richino col titolo Venerabilis patris Monetæ Cremonensis, ordinis Prædicatorum, sancto patri Dominico æqualis, adversus Catharos et Valdenses libri quinque. Il Saccone, dopo stato cataro diciassett’anni, si convertì, e li perseguitò come vedremo; e la sua Summa de Catharis et Leonistis, sive Pauperibus de Lugduno fu inserita nel Thesaurus novus anecdotorum dei PP. Martène e Durand, Parigi 1717, tom. V. In questa Summa trovo menzionato un volume di dieci quaderni, in cui Giovanni di Lugio avea deposti i suoi errori. Buonaccorso, già vescovo dei Catari in Milano, li confutò nella Manifestatio hæreseos Catharorum: è nello Spicilegio del padre d’Achery, tom. I. p. 208 del 1723. Nel suddetto Thesaurus vedasi pure una dissertatio inter Catholicum et Patarinum; e l’opera di frà Stefano di Bellavilla inquisitore.

Questo punto si attacca a opinioni ridestatesi ai giorni nostri sul comunismo, onde molto se ne parlò di recente, e noi di proposito ne abbiamo trattato negli Eretici d’Italia.

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