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Storia degli Italiani, vol. 06 (di 15)

Note 116 — CAPITOLO LXXXIV. Federico Barbarossa.

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Il Sismondi ed altri snaturano questo fatto, in modo che paja con Federico stare la ragione, e Adriano aver fatto umili scuse. Il torto del primo era in tanto maggiore, in quanto la lettera diceva in plurale majora beneficia, nè feudo superiore all’Impero avrebbe potuto immaginarsi. Il papa poi si ritrattò, ma dichiarando che quella espressione utique nedum tanti viri, sed ne cujuslibet minoris animum merito commovisset. È bizzarro a vedere come il Sismondi dipinga Federico per un mostro di crudeltà, e micidiale d’ogni franchigia quando lotta colle repubbliche; poi ne faccia un portento di ragionevolezza quando contrasta coi papi.

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