Note 57 — CAPITOLO LXXXI. Origine dei Comuni.
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Sotto l’invasione, una parte de’ vincitori collocossi in campagna, formandovi Comuni villerecci (pagus, gaue), governati con leggi tedesche; mentre altra parte della campagna spettava ai vinti e regolavasi giusta il colonato romano, cioè rimanendo le persone libere da servigi personali, e le terre in libero commercio, vendendosi e affittandosi senza tampoco l’obbligo all’affittuario d’abitarle e coltivarle. In que’ dei vincitori invece era stabilita la servitù della gleba. Tal condizione diversa appare da molti documenti, e specialmente da quelli che concernono la chiesa di Firenze e di Siena (Ap. Rumhor, pag. 7-24), e da altri presso lo stesso che riguardano la repubblica sanese (pag. 25-41).
Firenze, costituitasi a Comune, cercò fiaccare i feudatarj. Essi pertanto s’indussero a sminuire la propria potenza, esimendo i coloni dai servigi personali, del che molti documenti adduce esso Rumhor dalla metà del XII secolo a quella del XIII (pag. 42-82). O si precisavano i servigi imposti, o vi si surrogavano prestazioni in generi, o i padroni ripigliavansi parte delle terre lavorate dai coloni, a cui essi altra parte ne lasciavano in compenso del diritto che il gius romano dava a questi di non essere staccati dalla propria terra. Quindi nacquero in Toscana molti piccoli possidenti campagnuoli. Le repubbliche favorirono la redenzione dei coloni, e gli statuti ne sono pieni: Firenze nel 1289 ordinò l’intero loro affrancamento: ricomprò, l’anno seguente, i coloni del Mugello dalla mensa arcivescovile e dal capitolo di Firenze.
Riscattati i coloni, le terre divennero di libera circolazione, e quindi oggetto alle speculazioni de’ denarosi, che compraronle dai coloni cui erano rimaste, e che le aveano suddivise per eredità: così entrando ne’ mercanti la voglia di possedere, adoprandovi anche la frode e la violenza. I comunelli di contadini, ch’eransi ordinati sui monti accanto alle rocche feudali, ne scesero per vivere in mezzo al podere. I signori che aveano riscattato i fondi, li diedero a coltivare agli antichi coloni con diversi patti, fra’ quali è costante la cura di mantener le piante di cui il fondo era vestito; cura che anche oggi è capitale. Così vennero la colonia parziaria, la mezzerìa.
Questa nelle carte toscane appare stabilita verso il 1250. Ma pure non mancano esempi di affitto semplice a prestazione certa e in generi o in denaro.
Vedansi Cenni storici delle leggi sull’agricoltura, dai tempi romani fino ai nostri, dell’avv. Enrico Poggi, Firenze 1845.