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Storia degli Italiani, vol. 05 (di 15)

Note 281 — CAPITOLO LXXII. Imperatori italiani. Gli Ungheri.

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Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista. Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la narrazione fino al 948, e non vale nulla più che le nostre gazzette: ma che fare, se siamo ridotti quasi a lui solo?

Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica P. F. Giambullari nella Storia dell'Europa. Ch'egli sia caro ai maestri di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia chiamato la più compita prosa del Cinquecento, passi: ma è strano che alcuno se ne serva per raccontare ai giovani la storia d'Italia. Com'egli inventi le circostanze per amplificare, lo mostri questa descrizione della morte di Berengario: «Flamberto sollecitò i compagni tanto, che la notte seguente vennero armati dove lo innocentissimo re, senza guardia alcuna, tutto sicuro si riposava allato alla stessa chiesa dove fu preso il re Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora di mattutino, ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il che eseguendo ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto coi suoi seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa. Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo dimandò che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il traditore, per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State (disse) di buona voglia questi sono amici e servitori vostri, che sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna, per lo amore che vi portano sono venuti armati da voi per guardia e sicurtà vostra, apparecchiati, se malignitate alcuna apparisse, a combattere contro a ciascuno che pensasse volervi offendere; e però sarà bene che voi meco li conosciate, e riceviateli allegramente. — Il re da queste parole ingannato, uscì lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi per dimesticarsi con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi alle spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle reni al petto, e così gli tolse la vita».

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